Intuito messaggero del profondo

Il mio rapporto con la natura è sempre stato molto fisico, dai giochi bambini cucinando torte di terra e foglie, alle corse di Milla e Jordan nei boschi, alle camminate lente e opache di Lupo, alle contemplazioni profumate dei passi pesanti di Ulisse. L’anima mia è pagana, non abito la natura solo con il corpo, ma non la adoro, poiché essa è la mia casa, la mia famiglia e gli animali sono i miei fratelli.

La sudditanza è prima di tutto un atteggiamento mentale. Ci hanno educato a onorare qualcosa o qualcuno, a sentirci bisognosi di approvazione, di regole. C’è sempre chi potrebbe renderci degni, elevarci e metterci sulla giusta via. Così diventa semplice poi essere chini di fronte a coloro che reputiamo spiritualmente perfetti. Li preghiamo e appunto li adoriamo. Li eleviamo sul piedistallo affinché il nostro prostrarci sia ancora più evidente. Un atteggiamento che nella storia umana non ha tempo né luogo, simile ovunque e sempre, con narrazioni che si assomigliano, ma le cui differenze decretano l’evidente necessità di farci la guerra.

Il mio legame con la natura quindi non è unicamente fisico. Sento infatti di non essere solamente un organismo fatto di carne e sangue e tutti lo percepiamo, quando ascoltiamo la nostra stessa presenza nel silenzio. Bastiamo spiritualmente a noi stessi e questo non può che arricchire qualsiasi relazione di rispetto, di amore e di riconoscenza reciproca.

Cosa accade se non c’è nessuno da adorare, nessuno da pregare? Se nessuno ci può dire cosa fare? Ci siamo solamente noi, il nostro intuito che è un messaggero numinoso, che conosce i ritmi dell’antica forza naturale vita-morte-vita con un palpito che rinnova l’empatia. E allora si vive, camminando eretti e guardando avanti, osservandoci dentro, per imboccare la via del ricordo che è dentro di noi, per uscire dall’oblio di chi siamo veramente: Spiriti increati e sovrani finalmente liberi.

Giusi Ferrari

errore: Content is protected !!